“Dal nonno Umberto a POCULUM, una generazione di successo”

Era il lontano Marzo del 1957 quando, in un piccolo sobborgo marchigiano, nasceva la Vetreria Artistica di Tofoni Umberto, un uomo di Servigliano che portò la sua grande vocazione per la lavorazione del vetro prima a Porto Sant’Elpidio come mestiere, e poi la trasformò in passione e gusto per l’arte. Umberto è sempre stato un uomo con un grande fiuto per gli affari: fu proprio lui che un giorno, a casa di un suo amico che abitava nel quartiere Faleriense di Porto Sant’Elpidio, iniziò a disegnare e a progettare uno schermo per la “molatura dei vetri”. La molatura consiste nella lavorazione dei bordi di una lastra tramite nastri abrasivi o mole di pietra, con diversi gradi di finitura e differenti sagomature che danno origine ai vari tipi di bordo; essa è uno dei processi principali della produzione vetraia.
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Ideati i primi strumenti, Umberto decise di avviare insieme al suo amico una piccola attività incentrata principalmente su vetri di porte e finestre. L’uomo era un grande imprenditore e aveva dimostrato a tutti come, pur non avendo frequentato le scuole più alte, era riuscito a circondarsi di commercialisti e gente d’affari, con i quali sapeva rapportarsi e raffrontarsi. Fu questo uno dei motivi per cui, infatti, non riuscì ad andare d’accordo col suo socio: la sua aspirazione per gli affari lo teneva sempre lontano dal lavoro manuale, quindi le strade dei due amici si separarono e Umberto si trasferì in centro, dove aprì il suo piccolo negozietto che è quello che ancora oggi viene portato avanti dal figlio Paride e dal nipote Umberto. Durante la sua carriera da vetraio, Umberto intraprese vari progetti e lavori: da porte e finestre di piccoli appartamenti si passò piano piano a palazzoni come il grattacielo di Porto San Giorgio e il Green Leaves di Porto Recanati, per rimanere in territorio marchigiano.
Più tardi si acquisirono clienti sardi e la lavorazione venne portata anche a Porto Cervo , all’hotel Poltu Qualtu. Infine lo stretto legame con Roma ha fatto si che i Tofoni intraprendessero progetti a Trigoria. Dopo di che, la vetreria ampliò le sue prospettive e cominciò a produrre specchietti per le auto, scale di condomini e anche maschere da sub, le maschere da “ palombaro “, per una famosissima ditta di Genova. Infine si passò alla decorazione dei vetri e degli specchi che fino a poco tempo fa portavano, oltre ai vari disegni, le iniziali del suo creatore : “TU”. Nella vetreria c’erano 7 dipendenti, i quali a mano a mano cominciarono a diminuire quando entrò in gioco Paride, il primogenito di Umberto.
Nel frattempo vennero messe appunto nuove tecniche per la lavorazione e furono istituiti nuovi macchinari: inizialmente solo la vetreria Tofoni era presente a Porto Sant’Elpidio e non c’era ancora nulla in questo piccolo borgo. Poi però lo sviluppo partì anche qui e bisognava iniziare a rinnovarsi. Vennero portati in negozio il “pantografo”, uno strumento meccanico per disegnare o tracciare una figura in scala diversa, seguendone il contorno, utilizzato per la produzione delle finestre; il “sughero”, per lucidare i vetri; la “sega a nastro”, che permette di tagliare diversi materiali; la “sabbiatrice”, per l’operazione di sabbiatura dei vetri, un processo meccanico con il quale si sfregano le superfici di diversi materiali attraverso un getto di aria e sabbia. Infine tutti gli altri strumenti come la gru per trasportare i vetri, metri, righelli e così via.
Il rapporto padre-figlio che si era instaurato a livello lavorativo fu importantissimo per lo sviluppo della vetreria che conobbe anni di grandissima prosperità e riuscì a superare i periodi di crisi. E proprio l’impronta familiare che era stata data all’impresa è quella che ancora oggi caratterizza la vetreria e l’amore che viene messo nel lavoro svolto. Infatti, la sfrenata passione per la decorazione dei vetri e
degli specchi non apparteneva solo al nonno, ma anche il nipote Umberto, il quale non a caso porta lo stesso nome, possedeva dalla nascita quella stessa voglia di “fare arte”. Umberto ha frequentato l’Istituto d’Arte a Fermo, indirizzandosi verso il mondo del restauro dei beni culturali. Questo settore è un vero e proprio spaccato nel mondo artistico. Già prima del diploma, però, Umberto si prestava ad aiutare il
nonno e il padre in vetreria, ed imparava via via il mestiere di vetraio. Una volta concluse le superiori, si dilettò tra diversi lavoretti saltuari per cercare di impiegare il suo tempo e guadagnarsi da vivere, aspettando l’occasione giusta per dare una svolta alla sua vita. Esattamente il 14 Marzo 2014, Umberto era seduto sulla scrivania del negozio, proprio accanto al laboratorio artistico. Mentre spulciava vari social network, tra cui Facebook, che lo ha aiutato tanto nelle sue scelte, vide dei papillon; nello stesso momento sua padre stava intagliando uno specchio, facendogli prendere la forma di una sagoma femminile.
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A quel punto, ha provato ad intagliare un primo abbozzo di papillon da applicare alla figura di vetro.
Il giorno seguente indossò il papillon e si presentò ad una festa dove tutti si complimentarono per la particolarità dell’accessorio. E da qui l’idea : Umberto fece svariate ricerche per capire se esistessero papillon in vetro in tutto il mondo ed
effettivamente la ricerca portò buoni risultati.
La scelta del nome poi, non fu dettata dalla fantasia: “POCULUM” in latino, significa “lavorazione del vetro”, con un indirizzo verso la lavorazione dei bicchieri; il nome però era intrigante e super azzeccato per l’accessorio.
Di lì a poco il marchio venne registrato come produzione propria della vetreria, e fu una grossa soddisfazione per Umberto, dato che i POCULUM rappresentavano un marchio REGISTRATO MADE IN ITALY in tutta Europa.
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Dopo di che l’assetto giuridico subì un cambiamento perché accanto all’impresa artigiana per la lavorazione del vetro, che rimase  ale, si istituì una START-UP INNOVATIVA, sotto forma di SRL, che rappresentava, appunto, il nido dei Poculum.
Così Umberto intraprese la sua storia da artigiano: il boom fu immediato, tutti volevano conoscere i Poculum ed erano colpiti dalla storia di un semplice ragazzo che era riuscito a creare attorno a se una cosa così grande.
Piano piano, anche il commercio mutò e si innovò, portando all’introduzione di un sito web che garantiva lo shopping online, tutto curato dalle mani di Umberto.
La crescente avanzata dei Poculum fece crescere la fiducia di Pierpaolo, un caro amico di Umberto che decise di entrare in società con lui una volta che i papillon trovarono un bel posto sul mercato. Grazie ai finanziamenti di Pierpaolo, vennero fatti grandissimi investimenti in pubblicità e marketing, che fecero finire i Poculum su riviste internazionali come VOGUE e MILLIONAIRE.
Umberto però, non si fermò solo a questo, voleva che la sua iniziativa fosse conosciuta da tutti non solo a livello di giornali o da dietro un computer, voleva che la gente toccasse con mano le sue creazioni.
Così allacciò i rapporti con importanti negozi di Ibiza e i papillon volarono nella penisola Iberica.
Le esperienze fondamentali però furono quelle in Canada, che ospitò per due volte Umberto: i Poculum vennero lanciati sul mercato canadese con la “TORONTO MAN’S FASHION WEEK”, la settimana della moda nella terra dell’acero rosso.
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